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Rainbow Islands è uno dei nomi storici della vecchia era dei videogames (sembra passato un secolo, ma si tratta di poco più di vent'anni), secondo episodio di una serie partita da Bubble Bobble e conclusa da Parasol Stars e creata dalla matita del designer giapponese Fukio Mitsuji nel 1987. Dopo essere uscito su un gran numero di piattaforme del passato (celebre e divertentissima soprattutto la versione per Amiga), Rainbow Islands diventa Evolution ed approda ora su PSP, dopo essere stato riproposto anche su Nintendo DS dove peraltro non ha riscosso grande successo, anche a causa dell'uso eccesisvo del touchpad. Fra le novità annunciate sulla console portatile Sony: diversi tipi di arcobaleni, tra cui uno circolare utile per intrappolare i nemici ed oltre 100 nuovi livelli, dal classico sviluppo verticale dal basso verso l'alto. Il nuovo episodio vede i fratelli Bub e Bob opposti ad un'azienda diabolica che sta causando mutazioni spaventose alla flora ed alla fauna nelle isole dell'arcobaleno con una musica malvagia prodotta continuamente. Nonostante sia una trama alquanto risibile e priva di spunti, indubbiamente il gioco è un titolo dal buonissimo fascino passato e dall'ottima tradizione. Come sempre, però, ne va valutata l'effettiva valenza videoludica, a partire dalla qualità tecnica. E graficamente il gioco si presenta abbastanza rispettoso del design originale del passato. Gli elementi chiave sono lo stile cartoon, l'impatto visivo coloratissimo e la piacevolissima caratterizzazione dei vari personaggi presenti. Una novità riguarda invece che le piattaforme sono "instradate" attraverso tre livelli di profondità. L'idea è piacevole nella teoria, ma le probabilità di saltare fra le varie linee sono spesso scarse, troppo difficoltose, o, semplicemente inutili per raggiungere l'obiettivo finale. La realizzazone grafica dei vatri personaggi è invece di basso livello, con pochi dettagli e scarsa caratterizzazione (e poi perchè i due protagonisti sembrano usciti da uno di quei vecchi film messicani, con sombreri e poncho?). Ma non solo: le animazioni sono anch'esse davvero limitate, rendendo i movimenti dei personaggi innaturali e non certo fluidi. Qualche buon risultato lo offrono invece gli effetti visivi, con certe trovate (vedi il polipo che sputa inchiostro che sembra "macchiare" lo schermo oscurandolo) alquanto azzeccate. Mediocre è il comparto sonoro, dove ci si poteva aspettare sicuramente molto di più: qualche allegra musichetta e qualche decente effetto sonoro. Poco davvero, per un settore dove era lecito attendersi un minimo di impegno in più. La giocabilità, pur traendo notevole ispirazione dal passato, presenta anche qualche novità ma non sempre riuscita. Bubby e Bobby producono come da tradizione i loro arcobaleni, ma un contatore limita la quantità che si può produrre. Inoltre, ora bisogna saltarci su due volte per distruggerli o per creare il famosissimo livello cascata che ha reso famoso Rainbow Islands. Considerando che il sistema originale del singolo arcobaleno era rapido e liscio, ora il tutto appare troppo complicato e, soprattutto, meno intuitivo. La meccanica di gioco prevede, come al solito, il tentativo di raggiungere la sommità dei livelli tramite l'uso degli arcobaleni e delle piattaforme presenti nel percorso a scrolling verticale. Nel tragitto si incontrano vari nemici, bonus di ogni tipo e persino dei complessi di musica rock che possono stordire il protagonista. Il cambiamento principale al gameplay è la presenza del risonatore, che benchè lungi dall'essere perfetta, è la migliore fra le nuove caratteristiche del gioco. Il risonatore è un piccolo dispositivo meccanico che segue ad una certa distanza il protagonista durante i livelli e può essere "chiamato" al proprio fianco semplicemente muovendo lo stick analogico. Una volta che il risonatore è in prossimità, si potrà utrilizzare un attacco mortale verso tutti i nemici che vengono a contatto. Tutti questi cambiamenti nella meccanica di gioco originale non producono però quegli effetti di rinnovamento positivo sperati, ma anzi, "appesantiscono" un feeling che era invece assolutamente vincente in passato. La presenza di sette mondi e di vari livelli da completare è un incentivo discreto alla longevità, dato che anche il livello di difficoltà media del gioco è piuttosto alto, grazie anche alla spassosa modalità a due giocatori che varia un pò la monotonia di gioco. Proprio tale opzione a due si rivela però differente da quella del passato, dato che ci si trova davanti ad una semplice corsa per raggiungere la vetta del livello, invece della classica modalità cooperativa della tradizione di Rainbow Islands. E ciò ovviamente dispiacerà ai puristi della serie. Rainbow Islands Revolution segna un seordio della famosa serie su PSP di basso profilo e certamente di qualità non eccelsa. Con una parte tecnica insoddisfacente, la meccanica di gioco rimane sempre piacevole, ma i ritocchi apportati per aggiungere novità e varietà si rivelano mediocri e poco riusciti. Insomma, un mezzo fiasco per un titolo che vantava ben altre promesse grazie al fascino di una serie leggendaria.
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