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Grazie alla meritatissima fama ed all'innegabile qualità che ha quasi sempre contraddistinto le produzioni targate Konami, quando esce un titolo della famosa software house giapponese l'attesa è sempre altissima, soprattutto poi quando si tratta di titoli che esulano dai classici filoni delle saghe Konamiane. Nanobreaker è uno di quei videogames del filone fantascientifico di stampo classico, nel quale i tragici sbagli degli esseri umani nel cercare tecnologie letali a scopo bellico si rivelano distruttive ed irreparabili. Anno 2015: nei pressi degli Stati Uniti, in un'isola chiamata Nanotechnology Island, si stanno conducendo alcuni esperimenti di estrema segretezza. Nel sangue degli abitanti dell'isola sono stati infatti iniettati particolari organismi di origine sintetica. Il funzionamento di questi impianti nanotecnologici è regolato da un'intelligenza artificiale centrale, che, a causa di un incidente, va in tilt, ordinando agli innesti nanotecnologici di fondersi con i tessuti degli individui che li ospitano. Da questa mutazione prendono vita gli "Orgamech", creature mostruose che sono ovviamente pericolose per la sicurezza mondiale. Il generale Raymond decide che l'unica persona che ha modo di salvare la situazione è la scienziata Michelle Baker. Per fa facendola proteggere da un cyborg che tutti credevano morto: Jake Warren, un semi robot che aveva ucciso molte persone (anche donne e bambini) all'epoca dell'ultima guerra, senza discriminazioni neanche per i civili. Per tali motivi venne posto in un sonno criogenico punitivo, ma ora il suo "riposo" pare finito...
Realizzato con la supervisione di Koji Igarashi (responsabile di vari titoli della serie dei Castlevania) e Kenichiro Kato, rispettivamente produttore e direttore del progetto, Nanobreaker non è solo un fighting game molto violento, ma presenta -secondo i suoi autori- anche degli elementi psicologici che vanno rimarcati. Lo stesso Igarashi dice: "Il protagonista del gioco è un cyborg. La storia presenta un dramma psicologico interiore per lui, dato che è sì un cyborg ed un'arma militare, ma è anche un essere umano. E nella sua mente balena spesso un pensiero: "Sto combattendo un altro mech. E questo è un elemento i cui effetti si troveranno nel gioco". Comunque, al di là di questi aspetti psicologici assolutamente poco importanti (ed anche poco riscontrabili nelle varie fasi di gioco), Nanobreaker è un videogame che non si colloca nel solco qualitativo Konami, anzi sembra uscito da un team di sprovveduti e non dalla mente creativa di un talento come Igarashi. La disamina dei "misfatti" tecnici del gioco inizia con un impatto grafico di livello qualitativo molto scadente, quasi da PsOne. Gli ambienti e le locations del gioco appaiono misere e squallide, con strutture poligonali povere e prive di dettagli. Lo stesso può dirsi dei vari mostri e personaggi presenti, tutto fuorchè ben caratterizzati o dall'aspetto convincente. Una limitata palette grafica, animazioni di qualità mediocre ed un generale senso di delusione visiva completano un quadro pietoso. A che serve rimarcare le dimensioni dei mostri o la discreta performance del motore grafico quando tutto il resto è da buttare? Proprio a nulla... E certo non impressiona più di tanto la grande abbondanza del sangue versato durante i combattimenti, con gli ambienti che si tingono progressivamente di rosso (ma il colore del liquido può essere cambiato a piacimento). Certo una trovata molto macabra, ma sinceramente di alcun effetto pratico sulla scarsità visiva del gioco. Anche il comparto sonoro non si segnala per qualità. Si parte con musiche poco azzeccate e complessivamente anonime, per passare ad effetti sonori altrettanto insignificanti. I dialoghi fra i vari personaggi sono completamente in inglese (con sottotitoli in italiano) e discretamente doppiati, ma certo non aggiungono granchè all'interesse per il gioco stesso. Il settore della giocabilità è allo stesso livello della generale inadeguatezza tecnica di Nanobreaker. La meccanica di gioco in sé è semplice e prevede solo degli scontri con tutta una serie di nemici, affrontati secondo una rigida scaletta di livelli. L'unica arma a disposizione di Jake Warren è una spada al plasma dai molteplici usi (può anche trasformarsi in altre armi) a seconda della necessità. I colpi sono però gestiti in maniera caotica e complicata da tutta una serie di combo a volte davvero inopportune e difficili da eseguire, a volte tanto complicate da eseguire quanto indispensabili per la prosecuzione dell'avventura. La difficoltà nell'eseguire certe mosse e la rigida schematicità di livelli e meccanica di gioco generano rapidamente frustrazione e voglia di spegnere la PS2. Ovviamente, l'elenco di tutti i difetti citati non può che influire pesantemente anche sul fattore longevità. Frustrazione altissima, poco divertimento (solo per i primi 5 minuti) e null'altro: questo è il menu che offre Nanobreaker. Inutile soffermarsi poi sulle ore di gioco necessario a finirlo, dato che è un dettaglio insignificante. Il gioco infatti viene riposto nella custodia entro 15-20 minuti dal suo inizio. E questo è quanto. In conclusione, questo titolo rappresenta davvero un buco nero nel palmares Konamiano ed in quello di Igarashi. Quello che non si comprende è come uno dei principali creatori della serie Castlevania sia potuto cadere così in basso. Mah.. in ogni caso, c'è poco da aggiungere: Nanobreaker si candida autorevolmente per l'oscar del peggior gioco PS2 dell'anno, e questo è il miglior giudizio che possiamo dare sulla sua valenza....
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